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Ettore Ximenes (Palermo 1855 - Roma 1926)

Elegia, 1904

scultura in bronzo, cm 38 x 40 x 44,5
firmata sulla base a sinistra e sul gradino a destra: Ximenes; timbro “FOND. ART. LAGANA’ / NAPOLI” sulla base a destra

€ 4.000 - € 7.000

Note:
Bibliografia: VI Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia, Venezia 1905, p. 130, n. 59; U. Fleres, Ettore Ximenes: sua vita e sue opere, Bergamo 1928, p. 75; P. Zampetti (a cura di), Arte e immagine tra Ottocento e Novecento: Pesaro e provincia, Urbino 1980, p. 131. Provenienti dall’atelier romano di Ettore Ximenes, queste tre sculture in bronzo rivestono particolare interesse per lo studio del percorso artistico dello scultore palermitano in una fase cruciale della sua carriera. Esse, infatti, documentano tre anime differenti che nel primo decennio del Novecento convivono in perfetta armonia nella sua produzione: quella sospesa tra simbolismo e stilemi liberty, quella d’ascendenza verista e, naturalmente, quella monumentale. Lo stesso Ximenes si proponeva alle grandi esposizioni come artista assolutamente versatile, in grado di passare con agilità dal ritratto borghese alla scultura a tematica storica o religiosa. Si prenda ad esempio la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1905 dove, accanto ad Elegia e L’ubriaco, lo scultore presentava due bronzi, Tarantella e Questua, un marmo, Ecce Mater, e un gesso, Monumento a Giuseppe Zanardelli, opere estremamente diverse tra loro, unite solo dall’inconfondibile cifra stilistica in cui la conoscenza della scultura moderna internazionale si fonde al ricordo della grande tradizione scultorea italiana. Finemente cesellata, la scultura intitolata Elegia si apparenta ad una serie di opere dalla forte valenza simbolica realizzate a partire dagli anni Novanta dell’Ottocento, in cui è spesso la donna a interpretare un’idea, un sentimento o una virtù (si pensi al celebre bronzo intitolato La rinascita esposto alla Biennale di Venezia del 1895, oggi conservato a Roma presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna; o ancora alla già citata Ecce Mater). L’appeal internazionale di questo tipo di produzione era chiaro allo stesso Ximenes, che infatti espose Elegia a Londra all’“Italian Exhibition” del 1904. Rispetto all’esemplare presentato alle esposizioni coeve, noto grazie alle foto d’epoca (Fig.1), la fusione in esame presenta una base leggermente più alta, ma conserva l’attenzione ai dettagli e l’effetto vibrante della patina. Nello stesso periodo l’artista realizzò L’ubriaco, vera e propria scena di genere di un certo sapore verista. Nell’affrontare questo tipo di tematiche, Ximenes doveva avere in mente quanto visto e appreso a Napoli durante gli anni della formazione (l’artista si era trasferito a Napoli, adolescente, nel 1871, dove fu accolto nel magistero di Domenico Morelli); tuttavia a Roma, dove risiedeva dal 1900, proprio verso la metà del primo decennio del Novecento si andavano affermando in scultura i temi del “socialismo umanitario”. Si pensi, in particolare, alle sculture a tematica proletaria di Giovanni Prini, le cui figure infantili sembrano trovare un richiamo nella bimba che ne L’ubriaco osserva incuriosita il padre disteso sul pavimento in preda ai deliri dell’alcool. Agli antipodi si pone invece il bozzetto per il grande gruppo marmoreo rappresentante Il Diritto nel monumento a Vittorio Emanuele II, probabilmente fuso a partire dal gesso presentato al concorso: ogni intento aneddotico e descrittivo svanisce a favore di una figurazione aulica e magniloquente, in cui la modernità cede il passo ad un confronto più serrato con la statuaria classica. La produzione monumentale, con cui si era già confrontato in più occasioni, rese Ettore Ximenes uno dei più noti e importanti scultori italiani a livello mondiale, e proprio a partire dal 1911 lo impegnò in numerose commissioni all’estero: da Washington a New York, da Buenos Aires a Rio de Janeiro. Manuel Carrera

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Lotto numero 254, Dipinti Antichi e Arte del XIX secolo Asta 138 e 139


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